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Giovanni Meloni - Il disordine del colore

Dario Lanzetta - 08.10.2006 testo grande testo normale

Si dice che "l’arte non è per tutti" e credo che parole di questo tipo assumano un valore importante, quasi indispensabile non solo per selezionare e decifrare il talento di ogni singolo artista, ma anche per creare una sorta di ordine "fisico" in un mondo odierno che, come sappiamo, molte volte tenta di sconfinare in territorio senza possibilità di ritorno.

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Si dice che "l'arte non è per tutti" e credo che parole di questo tipo assumano un valore importante, quasi indispensabile non solo per selezionare e decifrare il talento di ogni singolo artista, ma per creare una sorta di ordine "fisico" in un mondo odierno che, come sappiamo, molte volte tenta di sconfinare in territorio senza possibilità di ritorno.
Lo possiamo notare semplicemente dalla nostra situazione artistica contemporanea, in cui tornano a cavalcare, molte volte con giovanissimi artisti, generi pittorici oramai passati e studiati in tutte le loro "salse" da anni. Tutto questo mi spinge a cercare di approfondire la mia conoscenza, quindi scavando a "mani nude" in una sezione temporale che non ho mai vissuto di persona, cerco di trovare quelli che sono stati i pionieri di questi generi pittorici di "vecchia" generazione.

Mi capita (per caso) sott'occhio il veronese Giovanni Meloni, un pittore che ad una prima e superficiale occhiata può apparire interessante, quasi possedesse una reale validità estetica e concettuale. Immediatamente però, devo fare un passo indietro e ritirare queste mie "belle" impressioni; per carità tutti possono sbagliare nella vita, me compreso. Osservando con attenzione la sua vastissima produzione, noto purtroppo con grande rammarico il "caos" e l'insicurezza che domina perennemente le sue opere. Un disordine che addirittura prende il via dalle basi più semplici dell'arte, problematiche dal punto di vista tecnico-espressivo che di conseguenza vanno a nuocere la totalità dell'ordine estetico del suo modo di esprimersi.
Ma non basta; addirittura anche l'uso "distratto" del colore è asfissiante, elementare nelle sue opere. Tonalità che non dicono nulla, quasi come se fossero state applicate sul supporto da un pittore della "domenica" alle prime armi; pigmenti che non regalano allo spettatore una minima emozione interiore; e, cari lettori, quando l'arte non riesce ad emozionare significa che la situazione è gravissima. Forse questo pessimo risultato è dato da una pittura troppo istintiva e basata su pochi momenti di riflessione.
Decisamente preoccupato da tutto ciò (per assicurarmi) controllo per la seconda volta la data di nascita del pittore veronese e ancora di più lo sconforto mi assale.

Giovanni Meloni nasce nel 1940 e questo mi fa capire che gli inizi della sua carriera artistica (se così possiamo definirla) datano agli anni Sessanta circa. Arrivato ad una certa età, mi sarei aspettato da parte sua un'ascesa verso una maturità artistica di grande livello, ma giustamente non tutti siamo fatti allo stesso modo e ogni singolo individuo ha i suoi tempi.
Il nostro artista non parte male, anzi sperimenta molto, senza mai fermarsi su un particolare stile. Gira il mondo, stringe amicizie con artisti di un certo calibro, come lo scultore danese Jorgen H. Sorensen, interessandosi particolarmente del gruppo COBRA e "annusando" correnti in voga in quegli anni, come l'Arte Povera, la Pop Art.
Meloni non appartiene (o non vuole appartenere) a nessuna di queste "mafie" artistiche, è una sorta di "pesce fuori dall'acqua" che però non è mai riuscito a rientrare nel suo abitat naturale, quindi auto-escludendosi dal panorama artistico contemporaneo.
Attenzione però, questo non vuol dire che ogni artista debba "adattarsi" alle mode che lo circondano, sarebbe a dir poco assurdo. Ritengo che chi opera in arte debba avere un proprio linguaggio, ma deve anche accettare minimamente cosa accade intorno a sé. Combattere per le proprie idee ma avendo allo stesso tempo un giusto confronto.

Questo stupido menefreghismo (che ho notato in molti artisti) porta esclusivamente a chiudersi all'interno del proprio guscio ed esaltare senza motivo e con estrema presunzione (forse troppa) il proprio lavoro; lo definirei una sorta di "suicidio". E questo è proprio quello che ha fatto e che sta facendo tutt'oggi il nostro pittore veneto.
Il non confrontarsi con il mondo artistico che lo circonda sta disintegrando sia esteticamente che concettualmente il suo lavoro che in parte potrebbe salvarsi. Forse in lui c'è una fobia di esporsi troppo e di essere decapitato dalla pesante macchina della critica. Ma non tutto è negativo in Giovanni Meloni; ne apprezzo la voglia di fare, la continua e imperterrita produzione.
Chissà forse un un giorno tutto questo lo porterà a quella maturazione artistica che da molto tempo sta cercando; che tenga sempre presente però che "l'arte non è per tutti". Auguri Giovanni.




Immagini
1969, Ciclo pittorico Letti
1998, Ciclo pittorico Verba volant scripta manent
2003, Ciclo pittorico Sesto continente


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I VOSTRI COMMENTI:

Nome: gaetano.zanotto@alice.it
Commento: non è facile trovarti. ora so che aprendo internet ti trovo. complimenti, per il tuo dipingere. da amico ti dico sei grande, ma per gente come me che vende bondola, cosa vuoi che capisca di arte. però conservo ancora tre foto che ci siamo fatto quando abbiamo avuto il primo vestito. dorino, giorgio, gaetano, giovanni, e giorgio bergamo. tanti auguri gaetano

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