'Non tutti i francesi sono ladri...'. Napoleone, il Louvre e l'arte italiana

Annamaria De Simone - 01.06.2006 testo grande testo normale

Tags: Nascita,louvre,napoleone,arte,italiana,gioconda,monna,lisa,furti,arte

"Non tutti i francesi sono ladri, ma Bonaparte sì"; questa battuta, che circolava in Italia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, ci dà l’occasione di ripercorrere un noto risvolto delle conquiste militari francesi nell’Europa del tempo: le confische delle opere d’arte.

"Non tutti i francesi sono ladri, ma Bonaparte sì"; questa battuta, che circolava in Italia tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, ci dà l'occasione di ripercorrere un noto risvolto delle conquiste militari francesi nell'Europa del tempo: le confische delle opere d'arte.
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"Non tutti i francesi sono ladri, ma…": la voce popolare attribuiva dunque a Napoleone la responsabilità del vero e proprio saccheggio di quanto gli stati italiani custodivano allora di più bello e prezioso nel campo delle arti figurative, di quelle minori, dell'archeologia (1); gli anni sono quelli a partire dal 1796-'98.

Il Louvre nasce come museo nel 1791, quando un decreto della Convenzione fa del vecchio palazzo reale la sede del "Museo centrale delle arti della repubblica"; all'inizio il suo patrimonio è costituito dalle opere della ex collezione della Corona (2), dai beni confiscati e incamerati dall'aristocrazia parigina e provinciale, dai fondi ecclesiastici; all'epoca occupava soltanto quella che oggi è conosciuta come la "Grande Galleria".

Ben presto però la conquista dei Paesi Bassi, tra il 1794 e il 1795, crea l'occasione del primo grande arricchimento del museo, con il 'prelievo' delle opere d'arte locali; l'appiglio ideologico elaborato già vari mesi prima dalla Convenzione individua nella Francia la sola nazione degna di conservare le testimonianze artistiche degli stati conquistati, quella dove la "luce della democrazia" può meglio far risaltare la bellezza dell'arte, "mortificata e soffocata" dai regimi assolutistici, che le armate rivoluzionarie abbattono in tutt'Europa.
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D'ora in poi la clausola che impone ai paesi sconfitti il generoso corrispettivo in arte e bellezza sarà sempre presente nei trattati di pace imposti dal governo francese. Intanto dai Paesi Bassi giungono in Francia più di 200 dipinti di scuola fiamminga, tra cui capolavori di Rembrandt, Rubens, Van Dyck, subito sistemati al Louvre.

Ma è con la campagna d'Italia, a partire dal 1796, che i francesi mettono a segno il gran colpo di saccheggiare quello che era considerato il paese della Bellezza per antonomasia; a esser presi di mira sono in particolare i dipinti rinascimentali dei grandi maestri e la statuaria greco-romana.

L'artefice delle vittorie in Italia è Napoleone; le città sedi delle dinastie spodestate vengono saccheggiate, seguendo le indicazioni di una commissione di 'esperti' incaricata di reperire e valutare le opere più appetibili. Tra il 1796 e il 1797 Milano, Parma, Modena, Bologna; le città dell'Italia centrale (Ravenna, Rimini, Perugia…), quindi Roma e Venezia. Nel 1798 è la volta di Torino, nel 1799 di Napoli, nel 1801 di Firenze.

I preziosissimi bottini di guerra prendono la via di Parigi, dove vengono utilizzati per adornare i monumenti della città (è il caso dei cavalli di bronzo di Venezia, prelevati dalla facciata della basilica di San Marco, e posti sull'Arco di Trionfo del Carrousel) o le sale del Louvre, cui Napoleone preporrà come direttore Dominique Vivant Denon, per 20 anni suo 'consigliere culturale' (3).
Alcune tavole dipinte composte di più pannelli furono smembrate; tele di grande estensione furono addirittura tagliate per agevolarne il trasporto.

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"E' la Grecia che ha decorato Roma; ma i capolavori delle repubbliche greche devono forse decorare paesi di schiavi? La repubblica francese dovrà essere il loro ultimo domicilio". Si tratta di migliaia di capolavori di ogni epoca, dipinti, sculture, vasi, manoscritti, manufatti.
C'è un momento in cui il Louvre (che nel 1803 cambia nome in Musée Napoléon) riunisce opere come il Laocoonte, l'Apollo del Belvedere… Solo tra gli italiani, sette quadri di Leonardo, quindici del Veronese, venticinque di Raffaello, ventiquattro di Tiziano…

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nascita louvre napoleone arte italiana gioconda monna lisaIn Francia poche sono le voci che osano levarsi contro le 'patriottiche' requisizioni. La più lucida è quella dello storico dell'arte Quatremère de Quincy, che in sette lettere inviate nel 1796 al generale Francisco de Miranda deplorerà le spoliazioni italiane e la conseguente perdita del legame tra l'opera d'arte e il contesto per il quale essa fu concepita (4).

Più che le coraggiose prese di posizione di singoli intellettuali, poté la caduta di Napoleone: a partire dal luglio 1815, in sede di congresso di Vienna, i commissari artistici dei singoli stati italiani e delle nazioni europee interessate (Spagna, Stati tedeschi, Austria…) si riuniscono per organizzare la restituzione delle opere requisite durante il ventennio della parabola napoleonica.

Torneranno in Italia il Laocoonte, l'Apollo del Belvedere, la Venere Medici, i cavalli di bronzo di San Marco, molti capolavori di Leonardo, Perugino, Raffaello, Tintoretto…

Ma nonostante l'accanimento dimostrato dai commissari incaricati – uno dei più agguerriti fu lo scultore Antonio Canova, per conto dello Stato della Chiesa (5) – fonti contemporanee riportano che su 506 dipinti di provenienza italiana, circa la metà, per la precisione 248, non tornarono in patria.

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Il sovrintendente Denon era stato, ai suoi tempi, uno dei pochi esperti d'arte in grado di apprezzare la pittura italiana del Due-Quattrocento; fu per merito (o colpa, dipende dalla prospettiva) del suo diretto interessamento se a rimanere in Francia furono – tra gli altri (6) –, e pressoché in blocco, i cosiddetti 'primitivi' (primitivi rispetto ai maestri del Cinquecento, secondo il gusto estetico dell'epoca), quindi Cimabue, Giotto, ma anche Filippo Lippi, Ghirlandaio, Beato Angelico (7).

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Note:
(1) In realtà oggi sappiamo che Bonaparte in quegli anni era soprattutto l'esecutore di direttive prese dalla Convenzione e, in seguito, dal Direttorio, l'organo esecutivo del regime repubblicano-borghese dell'epoca.
(2) Le raccolte reali comprendevano anche la Gioconda di Leonardo. Il quadro che per eccellenza gli italiani ritengono usurpato dai francesi, fa in realtà parte a buon diritto delle collezioni del Louvre. Anni dopo la morte di Leonardo (1519) fu il re di Francia Francesco I (1515-1547) ad acquistare la Monna Lisa, per 12.000 franchi, secondo una fonte del '600.
(3) Oltre a vari scritti di argomento storico-artistico, Denon è l'autore di un piccolo gioiello, Senza domani (titolo originale Point de lendemain, 1777), un racconto che rientra nel genere, così squisitamente settecentesco, della letteratura erotico-libertina. Il racconto è stato recentemente riedito in Italia da Adelphi. Per scaricare il testo integrale clicca qui oppure qui.
(4) "Mille cause riunite hanno concorso a fare dell'Italia una specie di museo generale, un deposito completo di tutti gli oggetti che servono allo studio delle arti. Questo paese è il solo che possa godere di questo specifico privilegio […]. Il vero museo di Roma, quello del quale io parlo, si compone, è vero, di statue, di templi, di colonne […], ma si compone altresì di luoghi, di paesaggi, di specifiche relazioni tra tutti i reperti, di memorie, di tradizioni locali, di paragoni e di raffronti che non possono farsi che sul posto". A. Quatremère de Quincy, Lettere a Miranda, Minerva edizioni, 2000.
(5) Di lui Talleyrand un giorno ebbe a dire: "Canova l'ambasciatore? Strano, avranno voluto dire l'imballatore!".
(6) Impossibile stilare l'elenco dei capolavori che non sono mai stati restituiti agli stati italiani e che ancora oggi campeggiano al Louvre: la Madonna della Vittoria del Mantegna (l'opera al Louvre), la prima versione dell'Incoronazione di spine di Tiziano (l'opera al Louvre), le Nozze di Cana del Veronese (l'opera al Louvre)...
(7) Oggi l'Italia ha rinunciato a invocare la restituzione delle molte opere requisite dalle armate rivoluzionarie e rimaste in Francia. L'argomento in sé è comunque di bruciante attualità: basti pensare alla perdurante contesa tra l'Egitto e la Gran Bretagna per il possesso della Stele di Rosetta (oggi al British Museum), o tra la Grecia e il governo inglese per i marmi del Partenone (anche questi al British Museum), e ancora tra la Grecia e la Francia per la Nike, la Vittoria alata di Samotracia (oggi al Louvre).


Per saperne di più:
P. Wescher, I furti d'arte. Napoleone e la nascita del Louvre, Einaudi, 1988
La première campagne d'Italie - La saisie des oeuvres d'art (in francese) (link)
La plus brillante conquête (in italiano) (link)
Napoleone e la concezione moderna di bene culturale (link)


Immagini:
1
. Cavalli di San Marco, II-III sec. d.C.; Venezia, Museo di San Marco, bronzo fuso a cera persa con doratura, h. max cm 238; opera restituita dopo la caduta di Napoleone
2. Dominique Vivant Denon, 'consulente culturale' di Napoleone
3. Apollo del Belvedere, copia romana di un originale del IV sec. a.C.; Roma, Musei Vaticani (cortile del Belvedere), marmo, h. cm 224; opera restituita dopo la caduta di Napoleone
4. Raffaello, Trasfigurazione, 1516-1520; tempera grassa su tavola, cm 410 x 279, Roma, Musei Vaticani; opera restituita dopo la caduta di Napoleone
5. Pierre-Jean David d'Angers, ritratto di Antoine Quatremère de Quincy, 1835; bronzo, Washington, National Gallery of Art
6. Perugino, Pala della Resurrezione, 1499; tempera su tavola, cm 233 x 165, Roma, Appartamento pontificio; opera restituita dopo la caduta di Napoleone
7. Cimabue, Maestà, 1301 ca.; tempera su legno, cm 427 x 280, Parigi, Louvre; l'opera si trovava originariamente nella chiesa di San Francesco a Pisa. Fatta prelevare negli anni dell'Impero da Denon, è rimasta in Francia.