''Conversazioni animate'': un percorso nell'animazione italiana

Maria Stefania Peluso - 25.04.2017 testo grande testo normale

Tags: animazione italiana, Bruno Bozzetto, Maria Pia Santillo,

Abbiamo intervistato Maria Pia Santillo, giovane studiosa di animazione italiana, che abbiamo avuto modo di conoscere alla presentazione a Milano presso Corraini edizioni del suo "Conversazioni animate", dodici interviste ad altrettanti artisti con l'introduzione di Bruno Bozzetto.

Allora la prima questione che va chiarita è, leggendo la tua introduzione alle dodici interviste, a quale tipo di animazione ti sei interessata. Ci puoi spiegare in che cosa consiste l'approccio "materico e pittorico" a cui fai riferimento?
Convenzionalmente viene chiamata animazione "sperimentale" o "d'autore"; a me piace definirla "di ricerca" o "d'avanguardia" ma la terminologia conta poco.
Per "materico" intendo un cinema d'animazione fatto in modo artigianale, plasmando e toccando la materia. "Pittorico" perché sembra pittura in movimento. Tutti gli autori che ho selezionato, pur utilizzando tecniche, strumenti e materiali molto diversi, hanno questo tipo di approccio all'animazione.


Nel libro dici di aver svolto una ricerca "non accademica" ma legata alla "visione domestica": in che senso e in cosa può essere diversa, secondo te?
Tutto quello che conosco sull'animazione l'ho imparato guardando i cortometraggi. Non avrei saputo e potuto fare altrimenti. Ho trascorso un periodo della mia vita prevalentemente in casa, ero alla continua ricerca di qualcosa: l'animazione mi ha dato uno stimolo potentissimo.
L'osservazione non mediata dallo studio accademico mi ha permesso di fare un percorso di ricerca personale, più libero e svincolato da qualsiasi diacronia.


Il libro è diviso in tre parti e nella prima riporti la tua conversazione con Bozzetto. Ci puoi dire come è andata?
È andata che ho posizionato il registratore vicino al telefono, premuto rec, messo in vivavoce e chiamato Bruno Bozzetto. Mi ha detto di richiamarlo dopo dieci minuti perché stava rientrando a casa: sulla musicassetta su cui ho registrato la conversazione con lui, c'è anche questa prima parte "logistica". Poi abbiamo chiacchierato per circa un'ora: gli ho chiesto dell'evoluzione dell'animazione italiana nel settore pubblicitario (perché lui ha iniziato con Carosello), del sistema di produzione… alla fine mi ha raccontato un aneddoto su Norman Mc Laren e sulla loro consolidata amicizia. È una persona speciale Bozzetto, difficile usare un altro aggettivo.

La pubblicità, dici, è attualmente uno dei settori più originalmente sviluppato dell'animazione italiana: quali sono, secondo te, le ragioni?
Ragioni commerciali. Quello che però voglio sottolineare è che molti brand si affidano a veri e propri artigiani dell'animazione; quindi, anche una cosa molto prosaica come la pubblicizzazione di un prodotto diventa un'occasione e un'espressione d'arte. Questo è, con le dovute differenze contingenti, un aspetto di continuità tra l'epoca di Carosello e quella attuale.

Che cos'è la "Nouvelle vague" di cartone a cui fai cenno nel volume?
È la nuova scena dell'animazione italiana. "Nouvelle Vague di Cartone" è un'espressione coniata dal critico cinematografico Gianni Canova e apparsa per la prima volta su "Il Sole 24 ore" circa 4 anni fa.

Di molti degli autori da te intervistati (Adriano Vessichelli, Beatrice Pucci, Donato Sansone, Emanuele Kabu, Gianluigi Toccafondo, Magda Guidi, Mara Cerri, Marina Scarpelli, Mauro Carraro, Simone Massi, Valerio Spinelli, Virginia Mori) il grande pubblico conosce solo alcune pubblicità; il codice QR che troviamo nella terza parte del libro ci aiuta a conoscerli meglio?
Il codice QR rinvia a dodici cortometraggi, uno per ogni regista intervistato. È stato un modo per rendere il libro più "interattivo": il lettore diventa anche spettatore, un po' come se si trovasse davanti ad uno schermo magico.

Dove sta andando la nuova scena animata in Italia?
Sempre più in alto…"59 seconds" di Mauro Carraro; "Sogni al campo" di Magda Guidi e Mara Cerri; "Egg" di Martina Scarpelli… ti ho elencato solo alcuni dei cortometraggi (ma sarebbe meglio dire "storie animate") che vedranno la luce a breve. Si tratta di corti diretti da registi\e che ho intervistato.

Che cosa ti ha spinto a scrivere "Conversazioni animate?"
L'entusiasmo e la disperazione. Un periodo di forte buio, di deprivazione sensoriale. In "Conversazioni animate" c'è la mia parte naïve, giocosa, iridescente. Ho direzionato tutte le mie energie verso questo progetto, c'ho creduto al 100%. C'è voluta una lunga ricerca su me stessa.

Maria Pia Santillo, "Conversazioni animate. Interviste a dodici registi dell'animazione italiana", Raum Italic edizioni (distribuito in Italia da Corraini edizioni), 2016.


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