La fusione con l'altro, l'estasi della materia: Virginia Zanetti

Valeria Ferronetti - 29.06.2015 testo grande testo normale

Tags: Dino Morra, Virginia Zanetti, Marianna Agliottone, Napoli

L’espressione di un artista è la sua anima resa manifesta. (Bruce Lee)

E' il quattro giugno, sono le ore diciannove e nella corte del complesso ottocentesco dell'ex Lanificio in Porta Capuana c'è fermento. Dino Morra sta per regalare ai suoi visitatori un altro bellissimo momento d'arte e lo fa ospitando negli spazi della sua galleria la performance Poggiare i piedi dentro l'anima/studio quarto per l'estasi nel paesaggio dell'artista Virginia Zanetti a cura di Marianna Agliottone

C'è un cartello all'esterno, poche regole di comportamento, qualche indicazione che, chissà poi perché, mi riporta alla mente Dante e la scritta posta sulla porta dell'inferno:perdete ogni speranza o voi che entrate. Se consideriamo anche il fatto che l'ingresso è permesso ad un solo visitatore per volta che viene accompagnato da due giovani studenti dell'Accademia, per l'appunto un ragazzo e una ragazza, è impossibile non pensare a Virgilio e Beatrice.

Ad ogni modo la mia curiosità è troppa e, nonostante l'annotazione esterna, in cui si comunica che il visitatore può abbandonare la sala in qualsiasi momento, mi incuta un po' di timore, decido di mettermi in fila e aspettare il mio turno per entrare.
In religioso silenzio vengo accompagnata dalla moderna Beatrice giù per le scale che portano agli inferi della galleria e vengo lasciata lì, insieme alle altre anime che mi hanno preceduto in attesa di essere scelta dall'artista non per assistere semplicemente ma, per sperimentare con lei un viaggio verso l'ignoto.

Nella sala, sparsi qua e là, ci sono blocchi di cemento posti per terra. Alcune delle persone che hanno fatto il loro ingresso prima di me hanno evidentemente già preso parte alla performance visto che sono sdraiate in terra, a contatto con l'argilla.
Virginia Zanetti fluttua nella sala come anima inconsistente, muovendosi leggiadra tra l'argilla e i corpi stesi, ma la consistenza della sua anima mi arriva dritta e inaspettata nel momento stesso in cui alza lo sguardo su di me, mi prende per mano e mi guida fino al posto che lei ha scelto per me.
Il mio viaggio verso l'ignoto è dunque iniziato nel momento stesso in cui la sua mano ha toccato la mia, costringendomi ad un contatto fisico e ad un abbandono che in altre situazioni avrei forse evitato. Eppure il suo carisma è tale che mi lascio guidare e ascolto silenziosamente il mio respiro cercando inconsciamente di uniformarlo al suo.

Si inginocchia e mi fa inginocchiare, non ci sono parole, solo mute intenzioni che possono essere percepite solo se ci si abbandona all'ascolto dell'altro. Mi mette davanti un piccolo blocco di argilla, si appoggia su di me e insieme affondiamo nella materia. Sembriamo essere una cosa sola, un solo respiro, una sola anima. Il tutto dura pochi minuti, che a me sembrano un'eternità, poi lei si alza e mi lascia lì, abbandonata al silenzio del mio respiro, all'ascolto dei miei pensieri e al battito del mio cuore che sembra amplificato all'ennesima potenza.

La mia performance continua, come anche la sua ma, mentre lei continua a prendere anime, io comincio ad ascoltare quelle stesse anime che mi sono attorno. Così percepisco il tepore di colui che mi è di fianco, vedo il sorriso di colei che mi è di fronte, ascolto il respiro di chi è steso in terra a pochi passi da me. Siamo tante anime sole che inconsapevolmente si stanno incontrando attraverso un contatto uditivo, energetico e percettivo.

La performance è di fatto ideata proprio come uno sviluppo spontaneo e non controllabile, né nella durata, né nella sua forma. L'argilla, modificata dall'intervento dell'artista e dei visitatori che vi hanno preso parte è la testimonianza scultorea che il pubblico troverà a partire da sabato 6 giugno 2015 negli spazi della galleria.

Virginia Zanetti, attraverso il transfert, ha messo in atto il conflitto tra moto di espansione e di dissoluzione, sperimentando sia la dimensione estetica che estatica. Nelle settimane che hanno preceduto la performance, l'artista ha lavorato su un workshop di preparazione coinvolgendo gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Napoli e gli artisti Antonio Conte, Amedeo De Caro, Margherita Martino, Libara Valenzi, Vastola Maria e Lucia Mugnolo.

Non so quanti di voi, che leggono queste pagine, hanno preso parte alla performance, non so quanti di voi leggendo le mie parole hanno invece desiderato parteciparvi, so che Virginia Zanetti ha posto in essere un'azione in cui ha costretto ognuno di noi a sperimentare la fusione con l'altro attraverso l'espansione del proprio esistere e, anche se per poco tempo, ha messo in connessione tra loro persone sconosciute che, sperimentando il fastidio o la bellezza della vicinanza, hanno poggiato i piedi sulla materia fino a scivolare dentro l'anima.

Per le foto si ringrazia Agostino Rampino

Poggiare i piedi dentro l'anima/Studio quarto per l'estasi nel paesaggio
Perfomance di Virginia Zanetti
a cura di Marianna Agliottone
Dino Morra Arte Contemporanea
Piazza Enrico De Nicola 46
Interno Ex Lanificio
Porta Capuana - Napoli
La mostra sarà visitabile fino al 23 luglio

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